Sarteano: storia, arte e cultura di un borgo toscano

Immergiti nella millenaria storia di Sarteano, un borgo gioiello incastonato tra le dolci colline toscane. Un viaggio affascinante che dalle prime testimonianze etrusche ci conduce attraverso secoli di storia, tra fondazione, sviluppo e gli eventi più significativi che hanno plasmato il suo ricco patrimonio culturale.

To represent a symbol of Tuscany and central Italy, like Sarteano, you truly need an angel and a demon. Here
In the area of Sarteano and Cetona, people have lived since the Neolithic. For example, the Bear's Cave shows occupation
Ecco la traduzione in inglese del testo: Castiglioncello del Trinoro was defended by fortifications, with five churches inside the walls
The Tomb of the "Infernal Quadriga": A Masterpiece of the Etruscan Underworld A demon with red hair and robes blown
The Etruscan Tombs of Molin Canale: A Journey into the Heart of the Necropolis A few kilometers from Sarteano, along
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Sarteano è uno scrigno di sorprese: oltre ai musei, alla necropoli delle Pianacce e alla rocca, ci sono la sala
Per rappresentare un luogo simbolo della Toscana e del centro Italia, come Sarteano, servono proprio un angelo e un demone.
Sorge nel mezzo di una valle una montagna rocciosa alta circa sei stadi, sulla vetta c’è un pianoro che si
Sarteano è un’altra Pienza, visti il legame con Pio III e dei suoi fratelli, nipoti di papa Pio II, e gli edifici legati alla
Questo territorio presenta la maestosità delle alture di poggio Rotondo o della riserva naturale di Pietraporciana, con la millenaria faggeta
L'Abbazia di Spineta (o Spineto) risale al 1085 e rappresenta un esempio del monachesimo italiano e toscano. Il luogo è
Castiglioncello del Trinoro era difeso da fortificazioni, con cinque chiese all'interno delle mura e un palazzo comunale. Delle antiche origini
I primi documenti che parlano del castello risalgono al 1038, quando Sarteano apparteneva ai conti Manenti, consorteria longobarda. La sua

IX secolo a.C

L’epoca etrusca

L’epoca etrusca a Sarteano ha lasciato testimonianze significative che risalgono a un periodo compreso tra il IX e il I secolo a.C. Le prime testimonianze di insediamenti etruschi si trovano nelle zone collinari più elevate, vicino alla necropoli di Sferracavalli, e risalgono alla fine del IX secolo a.C.

Epoca Romana

Acque termali del “Bagno Santo”

Le prime testimonianze dell’utilizzo delle acque termali di Sarteano risalgono all’epoca romana, come testimoniano alcuni reperti archeologici rinvenuti nella zona. Le terme erano conosciute per le loro proprietà curative e venivano utilizzate per curare diverse patologie.

Nel corso dei secoli, le terme di Sarteano hanno subito diverse trasformazioni, ma hanno sempre mantenuto la loro importanza come luogo di cura e benessere.

776 d.C

Prima menzione di Sarteano

(Vicus Sarturianus)

La prima menzione di Sarteano risale al 776 d.C., con il nome di Vicus Sarturianus.

XI secolo

Sarteano diventa feudo dei conti Farolfi – Peponi – Manenti

Intorno al Sec. XI divenne il centro di un esteso feudo sotto i conti Farolfi – Peponi – Manenti, famiglia di origine longobarda, alla quale si deve l’edificazione della romanica Abbazia vallombrosana di Spineta.

1178

Manente di Pepone ottiene giurisdizione anche su Chiusi

Nel 1178 Manente di Pepone, con privilegio del Barbarossa, otteneva giurisdizione anche su Chiusi ed il suo territorio.

XIII secolo

Sarteano contesa da Siena, Orvieto e Perugia

Fin dai primi del Sec. XIII Sarteano fu contesa da Siena, Orvieto e Perugia.

1379

Sarteano entra a far parte della Repubblica di Siena

Dopo, declinando la potenza di Orvieto, Sarteano passò sotto il controllo di Perugia, ma nel 1379, dopo un’altra parentesi orvietana, entrò nell’ambito della sovranità senese, con atto di dedizione alla Repubblica. In questo erano previsti la consegna del Cassero ai senesi e l’elezione di un podestà di un cittadino senese.

1469

Siena ristruttura l’antica Rocca

Nel 1467 si arrivò ad un’accomandigia perpetua, mentre due anni dopo si provvedeva da parte delle autorità cittadine al rafforzamento delle difese del cassero.

1528

Baldassarre Peruzzi completa la ristrutturazione della Rocca

Nel quadro del potenziamento delle difese promosso da Siena, nel 1528 sembra che Sarteano sia stato visitato da Baldassarre Peruzzi, che forse redasse un progetto per la loro ristrutturazione.

XIV-XV secolo

Importanti testimonianze pittoriche della Scuola senese

Sarteano conserva importanti testimonianze pittoriche della Scuola senese dei Secc. XIV – XV, in particolare, di Jacopo di Mino del Pellicciaio (S. Francesco, S. Martino) e di Girolamo del Pacchia (5. Lorenzo). La Chiesa dl San Francesco, che conserva i quattrocenteschi affreschi della romanica Chiesa di S. Vittoria, presenta una facciata rinascimentale esemplata su quella della Cattedrale di Pienza. L’intervento si deve infatti a Pio III, nativo di Sarteano e nipote di Pio Il Piccolomini. Nella neoclassica Chiesa di San Martino si trova la tavola raffigurante “L’Annunciazione” (1552), capolavoro del grande manierista senese Domenico Beccafumi.

1552

Domenico Beccafumi realizza “L’Annunciazione

La pala, una delle ultime opere pittoriche di Beccafumi, è ricordata in un documento del 1548 come realizzata per un tale Antonio di Gabriello da Sarteano e, dopo due anni, non ancora pagata: di ciò si lamentava il pittore coi governatori di Siena. Nel documento si legge anche che era stata allogata verso il 1545 e vi si accenna inoltre a “più figure” che dovevano esser presenti in una predella oggi perduta. La tavola proviene dalla pieve di Santa Vittoria, della quale oggi sopravvivono solo alcuni resti.

1712

La Giostra del Saracino

la rappresentazione della Giostra assume carattere di continuità a partire dal 1712, quando si decise di eliminare il “Gioco della Pugna” pericoloso e violento (archivio comunale Sarteano – memorie vol. Q a f.217 v).Così si continuò fino al 1929, ultima notizia della Giostra corsa in piazza e nel 1933, da un’iniziativa del commissario prefettizio dell’epoca, marchese Guidone Bargagli Petrucci, la Giostra raggiunse un nuovo splendore, ristrutturata con l’istituzione delle attuali cinque contrade.

1740

Il “Teatro degli Arrischianti

Alcune testimonianze archivistiche documentano già esistente alla fine del ‘600 un teatro presso le stanze del Palazzo Pubblico. Nel 1731 venne fondata l’Accademia degli Arrischianti che nel 1740 trasferì la propria sede dal palazzo Goti alle stanze del Palazzo Pubblico.

1849

Garibaldi visita Sarteano

Il giorno successivo, il 2 luglio 1849, Garibaldi e i suoi uomini arrivarono a Sarteano, dove furono accolti dalla popolazione locale. Garibaldi alloggiò presso la famiglia Bonfanti, mentre i suoi uomini furono ospitati in alcune case del paese.

1951

Film “Il Cristo proibito”

Questo film è stato girato fra Sarteano, Montepulciano e la Val d’Orcia nel 1951 per la regia di Curzio Malaparte con Raf Vallone e Gino Cervi. Se interessa vedere come erano i nostri luoghi potete vederlo a questo indirizzo.
https://www.youtube.com/watch?v=WJTZZNbJOJc

Un ringraziamento speciale

Un ringraziamento speciale va alla pagina Facebook “Vecchia Sarteano” per aver gentilmente concesso l’utilizzo di alcune foto presenti in questa pagina.

Scopri Sarteano

Ti invitiamo a sfogliare le diverse sezioni per approfondire la conoscenza di Sarteano, un luogo dove storia, arte e cultura si fondono in un’esperienza unica e indimenticabile.

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The angel and the demon

To represent a symbol of Tuscany and central Italy, like Sarteano, you truly need an angel and a demon. Here is the Archangel Gabriel facing the Madonna, in a masterpiece by Domenico Beccafumi and in a composition that symbolizes the Mannerism, the Annunciation, in the art hall dedicated to the great painter. And here is the Etruscan Charun, the psychopomp who has just transported the deceased in a chariot to the underworld. He is the equivalent of the Greek Charon, although he doesn’t have the typical features, as rare is the presence of the tusk protruding from his lower lip in a context of great impact: the tomb of the Infernal Quadriga. Two paradigmatic works of art. Gabriel reminds us that Sarteano is the birthplace of two beatified individuals, a pope (Pius III), and that it hosted Saint Francis and welcomed various figures on a path filled with mystery and hope. Then there is the other side, that of warriors and the castle, of Etruscan tombs and their demons, of damned noblewomen dragged to the underworld (according to an ancient legend), and men-at-arms. Between heaven and the afterlife lies a beautiful land: dominated by a fortified castle, skillfully constructed by the Sienese in the late fifteenth century, and then another strategic settlement, with an incredible view: Castiglioncello del Trinoro.

La ricostruzione di una scena di vita quotidiana alle pendici del Cetona in epoca preistorica

Land lived on, since the Neolithic

In the area of Sarteano and Cetona, people have lived since the Neolithic. For example, the Bear’s Cave shows occupation from prehistory to the Roman era. Other smaller cavities are on the slopes of Mount Cetona, such as the Toad’s Hole, showing Bronze Age occupations related to water cults.

The first Etruscan settlements occupied the higher hill areas, near the Sferracavalli necropolis, along the road leading to Radicofani, and then, especially in the 7th century BC, in the area towards Castiglioncello del Trinoro. Here, the vast Solaia-Macchiapiana necropolis, with its numerous tombs within canopies, demonstrates the presence of a densely populated settlement, particularly during the late Orientalizing period.

During the Archaic period, that is, in the 6th century BC, the inhabited area shifted to lower hills, just over 500 meters high, to be closer to Chiusi. In the Hellenistic period, in the 3rd and 2nd centuries BC, the settlement of the area spread “like a leopard’s spot,” with scattered but widespread occupation. During this phase, the necropolises spread across numerous sites, including the Mulin Canale site.

Castiglioncello of the Thieves?

Ecco la traduzione in inglese del testo:

Castiglioncello del Trinoro was defended by fortifications, with five churches inside the walls and a town hall. From its ancient origins (possibly Etruscan) remain the Romanesque Church of Sant’Andrea, a 14th-century gate, and the Town Hall. Its dominant position (774 meters above sea level) over the Val d’Orcia made it a control center on the road running through the valley floor. Legend has it that Castiglioncello became a hideout for thieves who robbed travelers on that stretch of road, and its name is believed to derive from Castrum trium Latronum, meaning Castle of the Three Thieves, later softened to Castrum Leoncelli Trinaurum, Castle of the Little Lion of the Three Golds. However, there are many hypotheses regarding the name, none of which are convincing. A thorough excavation by the University of Siena has uncovered the remains of an ancient fortress (at least dating back to the 11th century). Further research has highlighted access to the Sienese castle and the continuation of the protective city walls. From the foundations, now visible in a sort of archaeological garden, two watchtowers can be clearly seen. Castiglioncello belonged to the Manenti Counts, who in 1117 and 1126 ceded it to the Camaldolese Abbey of San Piero in Campo in the Val d’Orcia, which in turn transferred it to the Republic of Siena around 1250. The latter, in 1259, in order to cover the expenses of the war against the Florentines, ceded it with other castles to the Salimbeni family. This noble Sienese family, which is said to have often hosted Saint Catherine of Siena, maintained ownership with alternating fortunes until 1418, when the citizens revolted, passing it as a free commune to the Republic of Siena (with the promise not to accept any members of the Salimbeni family). In 1497, the agreement was confirmed. Subsequent events were tied to the Republic of Siena.

The Etruscan Underworld daemons

The Tomb of the “Infernal Quadriga”: A Masterpiece of the Etruscan Underworld

A demon with red hair and robes blown by the wind drives a chariot pulled by two lions and two griffins, engulfed in a great black cloud. This extraordinary scene unfolds just after crossing the gate of the Underworld, revealing a unique vision of the Etruscan afterlife.

Beyond the gate, two deceased figures lie on a triclinium bed, affectionately greeting each other: a father and son reunited in the afterlife to remain together forever at the eternal banquet. It is an image of deep humanity and familial bond, contrasting with the ferocity of the monsters inhabiting the Underworld.

The Monsters of the Underworld

A massive three-headed serpent with a red crest and a black beard coils in a single green spiral: one of the monstrous creatures inhabiting the afterlife. But the deceased are not alone in their journey. Protecting them is the demon Charun (Charon), who guides them through their passage to the Underworld, depicted with power in the renowned “Tomb of the Infernal Quadriga.”

Symbols and Metaphors

Dominating the back wall is a large hippocampus, half horse and half fish, symbolizing the marine world. Alongside the small dolphins running beneath the entire scene of the chariot and banqueters, it represents the transition from land to sea—a metaphor for the dive that marks the passage from life to death.

This artistic masterpiece is not only a testament to the Etruscan vision of the afterlife but also an unparalleled work of art that explores the universal themes of life, death, and memory.

Learn More

If you want to delve deeper into the mystery and beauty of the “Tomb of the Infernal Quadriga” and the Etruscan world, visit the website of the Sarteano Etruscan Museum:
www.museoetruscosarteano.it

The Etruscans in the Woods

The Etruscan Tombs of Molin Canale: A Journey into the Heart of the Necropolis

A few kilometers from Sarteano, along the road leading to the village of Castiglioncello del Trinoro, lies one of the most fascinating sites of Etruscan history. About four and a half kilometers from the town, following a sign that leads into the woods for 250 meters, you can visit three tomb structures that are part of a vast necropolis covering the entire hillside.

A Landscape of History: The Necropolis of Molin Canale

The Molin Canale area represents a section of a necropolis stretching from the hilltop, in the Solaia-Macchiapiana-Poggio Rotondo area, down to the lower slopes. The tombs located at the summit date predominantly to the Orientalizing period (7th-early 6th century BCE), while the structures found further downhill, in the Molin Canale area, date to the late Hellenistic age (2nd century BCE).

Archaeological investigations of this necropolis have a long history. Many tombs were excavated in the last century and during the post-war period, but in 1996, the local archaeological group Etruria uncovered three tombs of particular interest due to their diverse architectural styles.

Three Tombs, Three Distinct Types

The three visitable Etruscan tombs at Molin Canale, although contemporary, showcase a unique variety of construction and functionality:

  1. Corridor tomb with niches:
    This structure features a long corridor with small niches arranged on multiple levels. The niches, originally sealed with tiles, housed the funerary deposits. At the end of the corridor is a chamber with a carved doorway, a characteristic element of Etruscan funerary architecture.
  2. Chamber tomb with side rooms:
    At the center of this tomb is a main chamber flanked by two side rooms. This type suggests a more complex conception of funerary spaces, likely designed to accommodate multiple burials.
  3. Tomb with loculi along an open-air corridor:
    The third structure stands out with 39 loculi arranged along an open-air corridor nearly 14 meters long, without a rear chamber. Each loculus housed a burial within an olla. This tomb represents an important transitional phase between Hellenistic Etruscan funerary architecture and the Roman columbarium.

A Heritage to Discover

The Molin Canale tombs are a precious fragment of the rich Etruscan heritage that characterizes the Sarteano area. Their state of preservation and architectural variety offer a unique glimpse into the funerary practices of a civilization that left an indelible mark on the history of central Italy.

A visit to Molin Canale is a journey through time, an opportunity to immerse yourself in the culture and history of one of the most fascinating civilizations of the past.

The Pianacce Necropolis

The Pianacce Necropolis: An Etruscan Treasure in Sarteano

A breathtaking panorama over the Valdichiana, thirteen underground hypogea carved into travertine, one of the most beautiful painted Etruscan tombs, and a unique funerary structure: this is the Etruscan site of the Pianacce Necropolis.

A Panorama That Tells a Story

From the site, visitors can enjoy a stunning view that connects the past to the present. The proximity to the ancient dominant center of Chiusi is evident, while Cortona can be glimpsed through the trees. To the south, the panorama opens up to the Umbrian valleys, reaching as far as Orvieto. This strategic position allowed the observation of three poleis from the ancient Etruscan dodecapolis: Chiusi, Cortona, and Orvieto. It is no coincidence that the Etruscans chose this edge of the Sarteano plateau for their site.

Burials and Monumental Hypogea

The Pianacce area showcases a variety of burials spanning a broad historical period. There are medium-to-small tombs dating from the second half of the 6th century to the 5th century BCE, alongside monumental hypogea from the second half of the 4th century to the 2nd century BCE. These larger structures are notable for their vast access corridors, each with a distinct layout and unique architectural features.

The Theater-like Structure: A Unique Monument in Etruria

Of particular interest is the semicircular theater-like structure, built from travertine blocks and connected to three underlying tombs. Dedicated to funerary ceremonies, this structure is a one-of-a-kind in Etruria. It consists of a monumental podium-altar with a diameter of 16 meters, accessed by a ramp. Above the floor level, there likely stood a wooden structure covered by a draped canopy, resembling those depicted on Chiusi cippi made of pietra fetida. Under this canopy, the deceased was laid out before burial. Around it, funeral rituals such as dances, athletic competitions, and banquets took place.

Artefacts and the Sarteano Museum

The more than 400 artifacts discovered in the Pianacce Necropolis are preserved and displayed on the lower level of the Sarteano Museum. This invaluable archaeological collection provides a unique insight into the culture, traditions, and funerary practices of the Etruscans.

The Pianacce Necropolis is not just an archaeological site; it is a journey into the heart of Etruscan civilization, captivating visitors and scholars alike with its beauty, history, and evocative location.

The Rediscovered Castle

Castiglioncello del Trinoro: A Medieval Gem Surrounded by Untouched Nature

Reaching Castiglioncello del Trinoro feels like stepping back in time, traveling along a white gravel road that winds through a wild landscape dotted with ancient Etruscan tombs and significant archaeological finds. Among them are the remains of the imposing medieval cassero, once the beating heart of this historic settlement.

This small village, with its handful of houses and remnants of defensive walls, is at the heart of an unspoiled kingdom where nature and history come together, offering visitors breathtaking open spaces and one of the most beautiful landscapes in the world.

It’s no coincidence that a wealthy American, a lover of the Renaissance and opera, decided to transform Castiglioncello del Trinoro into a “albergo diffuso”, a scattered hotel, naming it “Monteverdi” in homage to the great Italian composer. The village’s houses have been carefully restored, respecting the essential elegance that the place demands. Furthermore, an archaeological campaign was funded to excavate and restore the impressive cassero, the core of the medieval settlement.

The historical roots of this village are both deep and complex, shaped by a series of medieval ownerships and influences. Castiglioncello del Trinoro witnessed the rule of noble families such as the Manenti, Salimbeni, and Cennini, the presence of Camaldolese monks, and the control of powerful city-states like Orvieto, Siena, and Florence, eventually becoming part of the Grand Duchy of Tuscany.

Today, Castiglioncello del Trinoro stands as a living testament to this rich heritage—a place where history and natural beauty coexist in perfect harmony, offering visitors a unique experience of peace, culture, and discovery.


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The Tour of the Eight Churches of Sarteano: A Journey through History and Spirituality

La chiesa della Santissima Trinità a Spineta

The Tour of the Eight Churches of Sarteano: A Journey through History and Spirituality

Sarteano, a picturesque village in the heart of Tuscany, offers visitors a fascinating historical and spiritual route: the tour of the eight churches. This short but captivating circuit allows you to explore some of the most significant religious sites in the town, combining artistic beauty, spirituality, and breathtaking landscapes.

An Easy and Accessible Route

The tour of the eight churches is easy to follow and accessible to everyone, unlike the more famous “tour of the seven churches,” as the popular saying suggests. The route begins as soon as you leave the historic center, from the Porta Umbra area. The first stop is the deconsecrated Church of Santa Vittoria, dating back to the 13th century. This ancient place of worship, now inactive, maintains its mysterious charm and tells centuries of religious history.

A Journey through Churches and Chapels

Continuing towards the cemetery, you will come across various churches and chapels that enrich Sarteano’s spiritual landscape. The Chapel of Madonna dell’Uccellino, small but evocative, is found along the way. Soon after, you’ll arrive at the Chapel of Portoncino, another peaceful corner, and the Chapel of Madonna del Mal di Capo, a place that evokes devotion and tranquility.

Another unmissable stop is the Church of the Spiagge, a semi-ruined yet captivating structure, which still preserves some 16th-century frescoes, though now much faded by time. Despite its condition, the church still tells the story of the beauty of religious art from that period.

The Church of the Holy Trinity: A Romanesque Treasure

Another point of great interest is the Church of the Holy Trinity, a perfect example of Romanesque architecture dating back to 1085. This splendid building is part of the Abbey of Spineta and offers a unique testament to medieval art and spirituality. Not far from it is the Abbey of Sant’Andrea in Castiglioncello del Trinoro, also from the 11th century. Here, architecture and chapels are complemented by beautiful frescoes, creating a unique atmosphere that recalls the glorious past of the region.

The Church and Convent of the Capuchins: An Ancient Testament

Finally, one of the most evocative religious buildings along the route is the Church and Convent of the Capuchins, also known as the Romitorio. Founded in 1485, this place still retains its solitary charm but is unfortunately in a state of complete decay. Despite its current condition, the convent remains an emotional stop on the tour, telling the story of the Capuchin friars and their eremitic life.

A Route that Tells the Story

The tour of the eight churches of Sarteano is a unique opportunity to immerse yourself in the town’s religious history, walking through sacred buildings that span from the Middle Ages to the Renaissance. Each church, chapel, and convent holds stories of devotion, art, and spirituality that go deep into the past, making this route an unforgettable experience for anyone wishing to discover Sarteano in an authentic and profound way.

The tour of the eight churches is an ideal stop for those visiting Sarteano, whether they are history and art enthusiasts or those seeking a spiritual reflection journey amidst the beauty of Tuscany.

Pieve di Santa Vittoria a Sarteano, prima del recente crollo

Francesco Cennini: The Cardinal of Sarteano and His Influence in the 17th Century Church

The Cloisters of Palazzo Cennini

Francesco Cennini: The Cardinal of Sarteano and His Influence in Church History

Francesco Cennini was one of the most influential figures in the Catholic Church during the 17th century, a powerful cardinal deeply connected to the Borghese family, originally from Siena, and who was close to the papal throne on two occasions. Coming from a prestigious family, the Cenninis left a lasting mark on Sarteano, where they are associated with the 15th-century palace and its charming cloister, a historical building formerly known as Salamandri. The family produced public administrators, prelates, men of law and culture, and even a blessed.

Francesco Cennini, who earned his utroque iure degree at the University of Siena, moved to Rome, where he entered the service of Cardinal Scipione Caffarelli Borghese, the nephew of Pope Paul V. His ecclesiastical career quickly took off, thanks in part to his close ties with the powerful Borghese family. In 1612, he was appointed bishop of Amelia, but he never resided in his diocese due to his numerous commitments at the Roman Curia.

In 1618, Cennini was sent as apostolic nuncio to Spain, a position that further consolidated his power and influence. During this period, he was appointed titular patriarch of Jerusalem while retaining his previous title of bishop of Amelia. His rise did not stop there: on January 11, 1621, Pope Paul V elevated him to the cardinalate with the title of San Marcello, and the following year, he appointed him papal legate to Ravenna.

In 1623, Francesco Cennini became the bishop of the diocese of Faenza, and in 1641 he was promoted to the order of bishops, being assigned the suburbicarian see of Sabina. In 1645, he was transferred to the diocese of Porto and Santa Rufina, continuing to hold prestigious positions. His career culminated in his appointment as prefect of the Sacred Congregation of the Council in 1644-1645, during which he played a fundamental role in the ecclesiastical decisions of the time.

Francesco Cennini was not only a prominent figure within the Church but also a symbol of the connection between Sarteano and the powerful Borghese family. The palace bearing his family name in Sarteano, with its fascinating cloister, continues to testify to the historical importance of a family that, for generations, played a crucial role in the religious and political history of Tuscany and beyond.

Today, the bond between the Cennini family and Sarteano remains alive, symbolizing devotion, culture, and influence that has spanned centuries of history.

SarteanoLiving: A Municipality that Breathes Quality and Tradition

SarteanoLiving: A Municipality that Breathes Quality and Tradition

The spirit of SarteanoLiving is deeply connected to the philosophy of quality, sustainability, and respect for the environment that permeates every aspect of daily life in the Municipality of Sarteano. A tangible example of this commitment is the “Orange Flag,” a prestigious recognition awarded by the Italian Touring Club, which rewards municipalities that stand out for the quality of services offered, care for the territory, and attention to their citizens.

The “Orange Flag” is not just a symbol but the result of a rigorous evaluation based on excellence criteria. Sarteano has demonstrated its adherence to strict standards, ranging from the continuous improvement of the quality of life to the care of public spaces, while also being mindful of the environment and sustainability. It is a recognition of the Municipality’s commitment to fostering a healthy, welcoming, and well-organized living environment.

Not only an “Orange Flag,” but Sarteano is also recognized as an “Equosolidale City,” a title that highlights its dedication to fair and just commercial practices, supporting sustainable trade and activities that respect workers’ rights and the environment. Another important recognition is that of “City of Oil,” which ties Sarteano to the millennia-old tradition of olive oil production, a symbol of a civilization rooted in antiquity, from Greece to Etruria and ancient Rome.

This connection to olive oil represents not only an agricultural tradition but also a lifestyle shared by many Mediterranean countries. Sarteano proudly embraces this context, celebrating a culture that values product quality and the bond with the land. Thus, the municipality of Sarteano is not just a place to visit but a community that lives by values of sustainability, tradition, and innovation.

SarteanoLiving is therefore a concept that goes beyond everyday life: it is a constant commitment to improving and preserving what makes Sarteano a unique place, where quality of life and tradition meet in perfect harmony.

Sarteano and Its Connection with Orvieto, Siena, and Pienza

Orvieto and Siena: A Shared Cultural and Artistic Heritage

Orvieto and Siena share numerous historical and cultural connections that have left an indelible mark on their respective identities. One of the most evident, as pointed out by Pope Pius II, is the presence of two magnificent cathedrals dedicated to the Assumption of the Virgin Mary, both reflecting the same cultural and artistic matrix, that of Siena.

The construction of the Siena Cathedral, initiated in 1215, is considered to have significantly influenced the design and architecture of the Orvieto Cathedral, which began its construction in 1290. Notably, the Sienese architect and sculptor Lorenzo Maitani was tasked with designing the façade of Orvieto’s cathedral. Maitani’s work was later continued by Camaino da Crescentino, also from Siena, who oversaw the progress of the project. In fact, even the travertine used in the Orvieto Cathedral came from the nearby Sarteano, a powerful Orvietan castle that would later become a part of the Sienese domain.

In a further testament to the bond between the two cities, Francesco Tedeschini Piccolomini, a Sarteanese who would later become Pope Pius III, commissioned the creation of a library in the Orvieto Cathedral in 1492. This library was intended to house the books of his maternal uncle, Pope Pius II. Similarly, Antonio Albèri, the secretary and tutor of Francesco Tedeschini Piccolomini, had a similar library constructed in the Orvieto Cathedral, next to two masterpieces by the Sienese artist Simone Martini.

The influence of Sienese artists extended beyond Orvieto. The renowned Sienese painter Vecchietta, famous for his works in Siena and Pienza (including The Assumption of the Virgin in the Pienza Cathedral), also left his mark on Sarteano, where he created a panel painting of St. Roch and simultaneously worked on the construction of the new castle.

The Piccolomini family’s influence on Sarteano continued with the opening of several new construction projects, including the new façade of the Church of San Francesco. This new façade was almost a replica of the one at the Pienza Cathedral, further reinforcing the close ties between these two regions. It is no coincidence that churches dedicated to St. Francis can also be found in Pienza, Siena, and Orvieto, often displaying striking similarities in their design.

Beyond religious architecture, the two cities share a hidden underground heritage in the form of aqueducts, including the famous Pozzo di San Patrizio (St. Patrick’s Well) in Orvieto. This underground network further connects the two cities, revealing another layer of shared history.

The presence of the Templars in both cities is also noteworthy. Through churches and buildings, their influence can be traced, although this connection remains an area worthy of further exploration.

Looking further back in history, Orvieto and Siena share a common Etruscan origin. While both cities were founded by the Etruscans, only Orvieto can boast the legacy of a great Etruscan power: Velzna, which was destroyed and later rebuilt on its original site.

The shared history of Orvieto and Siena provides a rich tapestry of cultural, religious, and architectural connections, illustrating how these two cities, despite their differences, have grown together through the centuries. From cathedrals to underground aqueducts, from Renaissance libraries to the legacy of the Templars, the history of Orvieto and Siena is intertwined in ways that continue to be discovered and celebrated today.

https://www.reveles.blog/il-filo-sottile-tra-siena-e-orvieto-pienza-e-sarteano

In the Name of St. Roch

The History of the Knights’ Joust of Sarteano: From Tradition to Renewal

The Knights’ Joust of Sarteano is one of the town’s most deeply rooted traditions, with origins dating back centuries. Initially, the knights competed on behalf of lay companies and churches (non-parochial), giving rise to fascinating challenges and competitions. However, from the late 1700s to the early 1900s, the joust evolved, and the knights began to compete individually, adopting evocative names such as Knight of the Mountain, Knight of the Feather, Knight of the Ram, Knight of the Sun, Knight of the Moon, and others.

Over time, the date of the joust became increasingly fixed around August 15, the feast of the Assumption. This date became symbolic and inseparably linked to the tradition of the Joust. However, everything changed in 1933 when it was decided to establish the five current districts, corresponding to the parishes into which the municipal territory was divided. It was at this point that the traditional costumes of the local folklore were adopted, and the colors that remain unchanged to this day were assigned.

With the introduction of the districts, the knights began to compete in the name of their respective districts, while the Saracino, the central symbol of the competition, displayed a scorecard in place of the ring on its shield. Despite these changes, the procession with the statue of St. Roch was maintained, but the date of the event was moved to the first Sunday after August 15, or the first Sunday of September.

The wartime period brought a suspension of the joust, but in 1947 the tradition was revived. During this period, the districts were renamed with the names of the neighborhoods rather than the parishes, and heraldic badges were introduced to represent each district. However, the most significant renewal came in 1982, after a twenty-year suspension from 1962: it was then that the tradition was revived, returning the district names to those of the parishes, with an additional specification relating to the neighborhoods.

Today, the Knights’ Joust of Sarteano continues to be a symbol of pride for the community, representing not only the history of an ancient tradition but also the evolution of an event that has managed to preserve and renew itself over the centuries. The competition, local traditions, colors, and costumes of the districts have become a point of reference for the people of Sarteano and an attraction for visitors who enthusiastically attend this historical celebration every year.

Margheri and Meschini: The Two Garibaldian Fighters

Girolamo Margheri and Leopoldo Meschini Park: A Tribute to the Two Heroes of Sarteano

The Girolamo Margheri and Leopoldo Meschini Park, located at the end of Via dei Cappuccini, is a place of remembrance and honor dedicated to two heroes from Sarteano who participated in Giuseppe Garibaldi’s historic Expedition of the Thousand. The park is a tribute to the courage and determination of Margheri and Meschini, who were part of the group of Garibaldini who, in 1860, landed in Marsala to contribute to the unification of Italy.

Their participation in the “Thousand” is documented in the Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia of 1878, which lists the full names of the fighters. Girolamo Margheri, born in Sarteano on January 29, 1841, and Leopoldo Meschini, born in Sarteano on February 14, 1828, are respectively listed as numbers 605 and 606 in the list of participants in this famous national campaign.

The park, green and well-equipped, serves as a place of tranquility and reflection, where visitors can pay homage to these two Sarteano residents who played a crucial role in the march toward the unification of Italy. The decision to dedicate a park to Girolamo Margheri and Leopoldo Meschini symbolizes the deep respect and remembrance the Sarteano community holds for the sacrifice and commitment of those who fought for a united and independent Italy.

Today, the park stands as an important historical testament and a reference point for both residents and tourists, who can stroll through its green spaces and reflect on the struggle for freedom and independence that defined the Italian Risorgimento. Its peaceful and panoramic location also makes it an ideal corner to relax, enjoying a beautiful view and the memory of two heroic figures who contributed to the history of Italy.

The Count Ranieri di Manente of Sarteano and Frederick II

Ranieri di Manente: The Feudal Lord of Sarteano and His Role in Frederick II’s Empire

Ranieri di Manente was an important feudal lord of Sarteano in the 12th and 13th centuries, whose name appears in several crucial moments of medieval history, particularly in the context of the power struggles in Italy and Sicily.

The presence of Otto IV in Sarteano on August 3, 1210, is confirmed by a diploma that attests to the strategic importance of the Sarteano territory. However, it is a chronicle by the Franciscan Tommaso Tosco that particularly effectively outlines Ranieri’s role in the army of the German emperor. According to Tosco, Ranieri, known as comes Ranerius de Sartiano, from a Tuscan family, played a prominent role in the occupation of Sicily. The chronicle describes him as one of the main figures of the invasion, thus testifying to the influence of the Manenti family in one of the most coveted regions of the time.

Ranieri’s role in the history of Sarteano extends beyond Sicily. Years later, in 1220, his name appears in a letter from Frederick II to Pope Honorius III, revealing the enmity between the Swabian ruler and the Count of Sarteano. The tone of the letter shows a certain hostility towards Ranieri and his family, including a brother and a nephew. Frederick II accuses Ranieri of having carried out an hostile action against him, likely related to his ties with Pisa, and even accuses him of attempting to kill him. Despite the gravity of the charges, Frederick II states that Ranieri would receive a lighter punishment due to papal intervention, provided that he returned the Sicilian territories he had taken.

Thus, Ranieri di Manente’s figure is central to understanding the complex power balances of medieval Italy, where political alliances and family rivalries played a decisive role. His story is tied not only to the Manenti family and the Sarteano fief, but also to the broader dynamics of the Empire and its relations with various Italian states, such as the Papacy and the cities of Pisa and Orvieto.

Today, the figure of Ranieri di Manente remains an important part of Sarteano’s history, symbolizing the complex political interactions and power struggles that defined medieval Italy.

The Rampant Lion: Family Sagas and Heraldry

The Rampant Lion and the History of the Municipality of Sarteano

The rampant lion on a red field, granted on September 11, 1483, by the supreme Magistracy of the Republic of Siena, is the official symbol of the Municipality of Sarteano. This emblem is closely tied to the history of the Republic of Siena, alongside the city’s coat of arms, the “Balzana”, a shield divided into two parts with black and white colors. In the specific case of Sarteano, the town’s coat of arms represents a fusion of the Sienese symbol and that of the powerful local family of the Manenti, who added the rose, often replaced by a star, as a distinctive element.

The accomandigia perpetua of 1467 marks a crucial point in the history of Sarteano. This protection contract signed with the Sienese marked the political subjugation of the Municipality and was part of the final chapter of a long series of dominations. Since the early 1000s, the presence of the Lombard family of the Farolfi in Sarteano has been documented. Subsequently, the town came under the control of various local families, including the Peponi, and ultimately the Manenti.

In 1228, the troops from Orvieto, led by Pietro Monaldeschi (whose family symbol featured three golden, crenellated bands on a blue field), arrived in Sarteano. However, the Sienese reaction was swift. After capturing Chianciano, the Sienese imprisoned Pietro, the son of Monaldo. Following a series of alternating conflicts between Siena and Orvieto, by the end of the 13th century, Sarteano and Chianciano were listed in the Orvieto land registry as “domains with special obligations,” indicating their particular status under Orvieto’s control.

An important testament to this period is Porta Monalda, topped with the Monaldeschi coat of arms and inscribed with the date 1313 (MCCCXIII). This monument recalls the military leader Ermanno Monaldeschi, who, during his tenure, undertook significant public works, including the construction of a road linking Sarteano to Orvieto. This road was used to transport travertine from the Camporsevoli quarries for the construction of the Orvieto Cathedral, a project entrusted to the Sienese architect Lorenzo Maitani.

Upon Ermanno Monaldeschi’s death in 1337, control of Sarteano passed to the city of Perugia. However, 1467 marked a new chapter in Sarteano’s history, with the conclusion of the accomandigia perpetua with the Republic of Siena, which took on its political protection and subjugation.

Today, the rampant lion and the history of its dominations symbolically represent the important historical heritage of Sarteano, which has witnessed the passing of numerous governments and families over the centuries.

Porta Umbra

Blessed Alberto of Sarteano

Blessed Alberto of Sarteano: Ambassador of Faith and Peace

Blessed Alberto of Sarteano (1385–1450) was an Italian Franciscan friar, revered by the Catholic Church for his tireless work in preaching, diplomacy, and promoting unity among Christian Churches. A prominent figure in the Franciscan Observance movement, he is known for his commitment to preserving the spiritual legacy of Saint Francis and defending the Catholic Church during a time of significant change.


Early Life: Vocation and Humanistic Studies

Born in Sarteano in 1385, Alberto joined the Order of Friars Minor in 1405. A decade later, in 1415, he embraced the Observant reform movement promoted by figures such as Saint Bernardino of Siena. His spiritual and intellectual formation led him, in 1422, to study in Verona under the humanist Guarino Veronese. This experience enriched his preaching style, making him one of the most compelling preachers of his time.

In close collaboration with Saint Bernardino, Alberto spread the Gospel message in numerous Italian cities, including Modena and other major towns in Tuscany.


Diplomatic Missions and Preaching in the East

In 1434, Pope Eugene IV sent Alberto to the East to negotiate the union between the Catholic Church and the Greek Orthodox Church. During this mission, Alberto visited Jerusalem (1435) and later served as an interpreter at the Council of Florence (1439) thanks to his knowledge of Greek.

Subsequently, the pope entrusted him with negotiations involving other Eastern Churches, including the Syriac Jacobites, the Copts, and the Ethiopians. Around 1440, he likely began his second mission to the East, once again demonstrating his deep commitment to Christian unity.


Leadership Roles in the Franciscan Order

Alberto was not only a preacher and ambassador but also a key figure in the administration of the Franciscan Order. In 1442, he was elected Provincial Minister of the Venetian Province, a position confirmed by Pope Eugene IV. That same year, the pope appointed him Vicar General of the entire Order, tasking him with restoring discipline and reinforcing the observance of Franciscan poverty.

Despite his reforms, internal instability within the Order led to the election of another Vicar General in 1443, supported by Filippo Maria Visconti, and Alberto was forced to relinquish the role.


Commitment to the Crusade and Other Missions

In 1443, Pope Eugene IV gave Alberto a new mission: promoting a crusade against the Turks alongside Saint James of the Marches. This mission brought him to the Patriarchate of Aquileia and into contact with influential figures of the time, such as Francesco Barbaro in Brescia (1444) and Lionello d’Este, Marquis of Ferrara (1446).

In 1447, he retired to Milan, then under siege by Francesco Sforza, but he continued his work of preaching and spiritual support.


His Spiritual Legacy

Blessed Alberto of Sarteano dedicated his life to the Church, working tirelessly for Christian unity and spreading the Gospel message. Although never canonized, he is venerated as a blessed for his exemplary faith and devotion.


Blessed Alberto Today

The memory of Blessed Alberto of Sarteano is cherished by the Franciscan community and his hometown. His life serves as a testament to how faith can inspire dialogue, peace, and spiritual reform in challenging times.


To learn more about his story or visit the places associated with his legacy, contact our local tourism office or explore initiatives honoring his life.


ritratti pontefici 1879

Pius III, the Pope from Sarteano

Pius III, the Pope from Sarteano

Francesco (born in Sarteano, May 29, 1439) was the fourth son of Giovanni Tedeschini and Laudomia Piccolomini, and a nephew of Enea Silvio (Pius II), who granted them the prestigious name of their mother. Thanks to his uncle’s support, after studying in Perugia, Francesco became an apostolic protonotary and, at just 22 years old, the administrator of the newly established Archdiocese of Siena. By February 1459, he was already an archbishop, though not yet ordained as a bishop. For years, he served as protector of the kingdoms of England and Germany.

Created Cardinal Deacon in the consistory held in Siena on March 5, 1460, Francesco arrived in the city only on March 21 to receive the cardinal’s biretta. On March 26, 1460, he was assigned the titular deaconry of Sant’Eustachio and appointed papal legate for the Marche region. After various missions in Rome, he became archdeacon of Bramante at Cambrai Cathedral, a position he held from 1462 to 1503.

When Pius II traveled to Ancona on June 18, 1464, he appointed Francesco as his personal legate in Rome and the Papal States. On December 24, 1468, Francesco welcomed Emperor Frederick III of Habsburg at Rome’s gates. On February 18, 1471, he was appointed legate in Germany, arriving in Regensburg on March 18 to participate in the local diet.

In August 1471, Pope Sixtus IV appointed him protodeacon. In this capacity, he announced the election of Innocent VIII after the 1484 conclave and crowned him as pope. Francesco was named administrator of the See of Fermo on February 21, 1485, resigning from the role on May 26, 1494, in favor of Agostino Piccolomini, only to resume the position upon Agostino’s death in 1496. On November 5, 1488, Francesco served as papal legate in Perugia. In 1492, he crowned Alexander VI, who later appointed him as legate to King Charles VIII of France in 1493.

Between 1495 and 1498, he served as administrator of the dioceses of Pienza and Montalcino. In August 1497, he became part of a commission tasked with drafting a papal bull for Church reform, which was later signed by the pope. In February 1501, he joined a three-cardinal commission responsible for funding a new crusade, which was ultimately never realized.

On September 30, 1503, Francesco was ordained a priest, and on October 1, he was consecrated as Bishop of Rome. On October 8, 1503, he was crowned pope on the steps of St. Peter’s Basilica. During his brief pontificate, he founded the Piccolomini Library in Siena Cathedral in memory of his uncle, Pius II, commissioning Pinturicchio to decorate its interiors.

Pius III’s papacy lasted only twenty-six days. He died of a leg ulcer or, as some claim, poisoning allegedly instigated by Pandolfo Petrucci, the governor of Siena.

Beato Alberto di Sarteano


Beato Alberto da Sarteano: Ambasciatore della Fede e della Pace

Il Beato Alberto da Sarteano (1385–1450) è stato un francescano italiano, venerato dalla Chiesa cattolica per la sua instancabile opera di predicazione, diplomazia e promozione dell’unione tra le Chiese cristiane. Figura di spicco dell’Osservanza francescana, è noto per il suo impegno a mantenere viva l’eredità spirituale di San Francesco e a difendere la Chiesa cattolica in un periodo di grandi cambiamenti.


Gli Inizi: Vocazione e Studi Umanistici

Nato a Sarteano nel 1385, Alberto entrò nell’Ordine dei Frati Minori nel 1405. Dieci anni dopo, nel 1415, aderì al movimento dell’Osservanza, promosso da figure come San Bernardino da Siena. La sua formazione spirituale e intellettuale lo portò, nel 1422, a studiare a Verona sotto l’umanista Guarino Veronese. Questa esperienza arricchì il suo stile di predicazione, rendendolo uno dei più efficaci predicatori del tempo.

In stretta collaborazione con San Bernardino, Alberto diffuse il messaggio evangelico in numerose città italiane, tra cui Modena e le principali località toscane.


Missioni Diplomatiche e Predicazione in Oriente

Nel 1434 papa Eugenio IV lo inviò in Oriente per negoziare l’unione tra la Chiesa cattolica e quella greco-ortodossa. Durante questa missione, Alberto visitò Gerusalemme (1435) e divenne interprete al Concilio di Firenze (1439) grazie alla sua conoscenza del greco.

Successivamente, il papa lo incaricò di trattare con altre Chiese orientali: i Siri giacobiti, i Copti e gli Etiopi. Probabilmente nel 1440 iniziò la sua seconda missione in Oriente, dimostrando ancora una volta il suo profondo impegno per l’unità cristiana.


Ruoli di Governo nell’Ordine Francescano

Alberto non fu solo un predicatore e ambasciatore, ma anche una figura chiave nell’amministrazione dell’Ordine Francescano. Nel 1442 fu eletto ministro provinciale della Provincia Veneta, incarico confermato da papa Eugenio IV. Lo stesso anno il pontefice lo nominò vicario generale dell’intero Ordine, affidandogli il compito di restaurare la disciplina e l’osservanza della povertà francescana.

Nonostante le sue riforme, l’instabilità interna dell’Ordine portò nel 1443 all’elezione di un altro vicario generale, sostenuto da Filippo Maria Visconti, e Alberto dovette lasciare la carica.


Impegno per la Crociata e Altre Missioni

Nel 1443 Eugenio IV gli affidò un nuovo incarico: promuovere una crociata contro i Turchi, insieme a San Giacomo della Marca. Questo lo portò a operare nel patriarcato di Aquileia e ad incontrare personalità influenti dell’epoca, come Francesco Barbaro a Brescia (1444) e il marchese di Ferrara Lionello d’Este (1446).

Nel 1447 si ritirò a Milano, allora assediata da Francesco Sforza, ma continuò la sua attività di predicazione e supporto spirituale.


Il Lasciato Spirituale

Il Beato Alberto da Sarteano dedicò la sua vita alla Chiesa, lavorando instancabilmente per l’unità cristiana e la diffusione del messaggio evangelico. Pur non essendo mai stato canonizzato, è venerato come beato per il suo esempio di fede e dedizione.


Beato Alberto Oggi

La figura del Beato Alberto da Sarteano è ricordata con profonda gratitudine nella comunità francescana e nella sua città natale. La sua vita è una testimonianza di come la fede possa ispirare il dialogo, la pace e la riforma spirituale in tempi di difficoltà.


Per approfondire la sua storia o per visitare i luoghi legati alla sua memoria, contatta il nostro ufficio turistico o scopri di più sulle iniziative legate alla sua figura.


ritratti pontefici 1879

Pio III, il Papa di Sarteano

Francesco (Sarteano, 29 maggio 1439) era il quartogenito di Giovanni Tedeschini e Laudomia Piccolomini e uno dei nipoti di Enea Silvio (Pio II), il quale concesse loro il prestigioso nome della madre. Grazie al sostegno dello zio, dopo gli studi a Perugia diventa protonotario apostolico e, a soli 22 anni, amministratore della neonata sede arcivescovile di Siena. Nel febbraio 1459 è già arcivescovo pur non avendo la consacrazione episcopale. Per anni è stato protettore dei regni d’Inghilterra e di Germania. Creato cardinale diacono nel concistoro celebrato a Siena il 5 marzo 1460, Francesco arriva in città solo il 21 marzo per ricevere la berretta cardinalizia. Il 26 marzo 1460 ottiene il titolo diaconale di Sant’Eustachio e viene nominato legato per le Marche. Dopo vari passaggi a Roma diventa arcidiacono di Bramante nella cattedrale di Cambrai dal 1462 al 1503.  Quando Pio II va ad Ancona il 18 giugno 1464, lo nomina suo legato personale a Roma e nello Stato Pontificio.  Il 24 dicembre 1468 riceve l’imperatore Federico III d’Asburgo alle porte di Roma.  Il 18 febbraio 1471 venne nominato legato in Germania, giungendo a Ratisbona il 18 marzo successivo e prendendo parte alla dieta locale. Nell’agosto del 1471 Sisto IV lo nomina protodiacono e, in questa veste, dopo conclave del 1484 annuncia l’elezione e incorona Innocenzo VIII. Nominato amministratore della sede di Fermo dal 21 febbraio 1485, il 26 maggio 1494 rinuncia a tale incarico in favore di Agostino Piccolomini, che poi riottiene alla sua morte, nel 1496. Il 5 novembre 1488 è legato a Perugia. Nel 1492 incorona Alessandro VI. Il nuovo papa lo nomina legato presso re Carlo VIII di Francia  (1493).  Amministratore delle sedi di Pienza e Montalcino tra il 1495 e il 1498, nell’agosto del 1497 diventa membro di una commissione incaricata di redigere una bolla di riforme per la Chiesa, poi sottoscritta dal papa. Nel febbraio 1501 entra a far parte di una commissione di tre cardinali incaricati di finanziare una nuova crociata, mai realizzata. Il 30 settembre 1503 si fa ordinare sacerdote e il 1º ottobre 1503 viene consacrato vescovo di Roma. L’8 ottobre 1503 venne incoronato pontefice sugli scalini della basilica di San Pietro. Durante il suo pontificato, in memoria dello zio Pio II, fonda la Biblioteca Piccolomini presso la cattedrale di Siena, dando incarico al Pinturicchio di decorarne gli ambienti. Sopravvive sul soglio di Pietro solo ventisei giorni, decedendo per un’ulcera alla gamba o, come sostenuto da alcuni, a causa di un veleno somministratogli su istigazione di Pandolfo Petrucci, governatore di Siena.  

Il Leone Rampante: Saghe familiari e araldica

Porta Monalda, l'arma die Monaldeschi

Il Leone Rampante e la Storia del Comune di Sarteano

Il leone rampante in campo rosso, concesso il 11 settembre 1483 dal supremo Magistero della Repubblica di Siena, è il simbolo ufficiale del Comune di Sarteano. Questo emblema è strettamente legato alla storia della Repubblica di Siena, a cui si affianca lo stemma cittadino, la “Balzana”, uno scudo diviso in due parti con i colori bianco e nero. Nel caso specifico di Sarteano, lo stemma del Comune rappresenta una fusione tra il simbolo senese e quello della potente famiglia locale dei Manenti, che aggiunse la rosa, spesso sostituita da una stella, come elemento distintivo.

L’accomandigia perpetua del 1467 segna un punto cruciale nella storia di Sarteano. Questo contratto di protezione siglato con i Senesi sanciva l’assoggettamento politico del Comune e si inseriva nell’ultimo capitolo di una lunga serie di dominazioni. Fin dall’inizio dell’anno Mille, infatti, la presenza della famiglia longobarda dei Farolfi a Sarteano è documentata. Successivamente, la città passò sotto il controllo di diverse famiglie locali, tra cui i Peponi, per arrivare infine ai Manenti.

Nel 1228, le truppe orvietane comandate da Pietro Monaldeschi (il cui simbolo familiare era tre bande merlate d’oro su fondo blu) giunsero a Sarteano, ma la reazione dei Senesi non tardò ad arrivare. Dopo aver preso Chianciano, i Senesi imprigionarono Pietro, figlio di Monaldo. A seguito di una serie di conflitti tra Siena e Orvieto, con esiti alterni, verso la fine del XIII secolo le località di Sarteano e Chianciano vennero inserite nel catasto di Orvieto con la dicitura «dominii con obblighi speciali», indicando il loro particolare status sotto il controllo di Orvieto.

Un’importante testimonianza di questo periodo è la Porta Monalda, sormontata dallo stemma dei Monaldeschi, con la data incisa del 1313 (MCCCXIII). Questo monumento ricorda il condottiero Ermanno Monaldeschi, che nel corso dei suoi mandati intraprese importanti lavori pubblici, tra cui la costruzione di una strada che collegava Sarteano ad Orvieto, utilizzata per trasportare il travertino dalle cave di Camporsevoli per la costruzione del Duomo di Orvieto, progetto affidato all’architetto senese Lorenzo Maitani.

Alla morte di Ermanno Monaldeschi, nel 1337, il controllo di Sarteano passò alla città di Perugia. Tuttavia, il 1467 rappresentò un nuovo capitolo nella storia di Sarteano con la conclusione dell’accomandigia perpetua con la Repubblica di Siena, che ne assunse la protezione politica e lo assoggettamento.

Oggi, il leone rampante e la storia delle sue dominazioni rappresentano simbolicamente l’importante eredità storica di Sarteano, che ha visto il passaggio di numerosi governi e famiglie nel corso dei secoli.

Il conte Ranieri di Manente di Sarteano e Federico II

Ranieri di Manente: Il Feudatario di Sarteano e il Ruolo nell’Impero di Federico II

Ranieri di Manente fu un importante feudatario di Sarteano nel XII e XIII secolo, il cui nome emerge in diversi momenti cruciali della storia medievale, in particolare nel contesto delle lotte di potere in Italia e Sicilia.

La presenza di Ottone IV a Sarteano il 3 agosto 1210 è attestata da un diploma che conferma l’importanza strategica del territorio sarteanese. Tuttavia, è una cronaca del francescano Tommaso Tosco a delineare in modo particolarmente efficace il ruolo di Ranieri nell’esercito dell’imperatore tedesco. Secondo Tosco, Ranieri, conosciuto come comes Ranerius de Sartiano, appartenente a una famiglia di origini toscane, aveva avuto un ruolo di rilievo nell’occupazione della Sicilia. La cronaca lo descrive come uno degli esponenti principali dell’invasione, testimoniando così l’influenza della famiglia Manenti in quella che era una delle regioni più ambite dell’epoca.

Il ruolo di Ranieri nella storia di Sarteano non si limita alla Sicilia. Anni dopo, nel 1220, il suo nome appare in una lettera di Federico II indirizzata a Papa Onorio III, che mostra l’inimicizia tra il sovrano svevo e il conte di Sarteano. Il tono della lettera rivela una certa animosità nei confronti di Ranieri e dei suoi familiari, tra cui un fratello e un nipote. Federico II accusa Ranieri di aver compiuto un’azione ostile contro di lui, probabilmente in relazione ai suoi legami con Pisa, e lo accusa persino di aver tentato di ucciderlo. Nonostante la gravità delle accuse, Federico II affermava che Ranieri avrebbe ricevuto una punizione più lieve grazie all’intervento papale, a condizione che restituisse i territori siciliani di cui si era appropriato.

La figura di Ranieri di Manente è dunque centrale per comprendere i complessi equilibri di potere dell’Italia medievale, in cui le alleanze politiche e le rivalità famigliari giocavano un ruolo determinante. La sua storia è legata non solo alla famiglia Manenti e al feudo di Sarteano, ma anche alle dinamiche più ampie dell’Impero e delle sue relazioni con i vari Stati italiani, come il Papato e le città di Pisa e Orvieto.

Oggi, la figura di Ranieri di Manente rimane una parte importante della storia di Sarteano, simbolo delle complesse interazioni politiche e delle lotte di potere che segnarono il Medioevo italiano.

Margheri e Meschini: I due garibaldini

Il Parco Girolamo Margheri e Leopoldo Meschini: Un Tributo ai Due Eroi di Sarteano

Il Parco Girolamo Margheri e Leopoldo Meschini, situato in fondo a via dei Cappuccini, è un luogo di memoria e onore dedicato a due eroi sarteanesi che parteciparono alla storica spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Il parco è un omaggio al coraggio e alla determinazione di Margheri e Meschini, che hanno fatto parte del gruppo di garibaldini che, nel 1860, sbarcarono a Marsala per contribuire all’unità d’Italia.

La loro presenza tra le file dei “Mille” è documentata nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 1878, che riporta l’elenco completo dei combattenti. Margheri Girolamo, nato a Sarteano il 29 gennaio 1841, e Meschini Leopoldo, nato a Sarteano il 14 febbraio 1828, sono rispettivamente indicati come il numero 605 e il numero 606 nell’elenco dei partecipanti alla celebre impresa risorgimentale.

Il parco, verde e ben attrezzato, è un luogo di tranquillità e riflessione, dove i visitatori possono rendere omaggio a questi due sarteanesi che hanno avuto un ruolo fondamentale nel cammino verso l’unità del nostro paese. La scelta di dedicare un parco a Girolamo Margheri e Leopoldo Meschini è un segno del profondo rispetto e della memoria che la comunità di Sarteano nutre per il sacrificio e l’impegno di coloro che hanno combattuto per un’Italia unita e indipendente.

Oggi, il parco rappresenta un’importante testimonianza storica e un punto di riferimento per i residenti e i turisti, che possono passeggiare tra gli spazi verdi e riflettere sulla lotta per la libertà e l’indipendenza che ha caratterizzato il Risorgimento italiano. La sua posizione tranquilla e panoramica lo rende anche un angolo ideale per rilassarsi, godendo di una vista suggestiva e del ricordo di due figure eroiche che hanno dato il loro contributo alla storia d’Italia.

Nel nome di San Rocco

La Storia della Giostra dei Cavalieri di Sarteano: Dalla Tradizione al Rinnovamento

La Giostra dei Cavalieri di Sarteano è una delle tradizioni storiche più radicate della città, con origini che risalgono a secoli fa. Inizialmente, i cavalieri gareggiavano in nome delle compagnie laicali e delle chiese (non parrocchiali), dando vita a sfide e competizioni di grande fascino. Tuttavia, a partire dalla fine del 1700 e nei primi anni del 1900, la giostra cambiò, e i cavalieri cominciarono a gareggiare a titolo personale, adottando nomi evocativi come Cavaliere del Monte, Cavaliere della Penna, Cavaliere del Montone, Cavaliere del Sole, Cavaliere della Luna, e altri ancora.

Con il passare del tempo, la data della giostra si consolidò sempre di più intorno al 15 agosto, giorno della festa dell’Assunta. Questa data divenne simbolica e associata in modo indissolubile alla tradizione della Giostra. Tuttavia, tutto cambiò nel 1933, quando si decise di istituire le cinque attuali contrade, corrispondenti alle parrocchie in cui era suddiviso il territorio comunale. Fu in quel momento che vennero adottati i costumi tipici del folklore locale, e vennero assegnati i colori che sono rimasti invariati fino ad oggi.

Con l’introduzione delle contrade, i cavalieri iniziarono a gareggiare in nome delle stesse, mentre il Saracino, simbolo centrale della competizione, mostrava nello scudo un tabellone di punteggio al posto dell’anello. Nonostante questi cambiamenti, la processione con la statua di san Rocco venne mantenuta, ma la data della manifestazione fu spostata alla prima domenica successiva al 15 agosto, se non alla prima domenica di settembre.

Il periodo bellico portò una sospensione della giostra, ma nel 1947 la tradizione venne ripresa. Durante questo periodo, le contrade vennero rinominate con i nomi dei rioni, anziché quelli delle parrocchie, e furono introdotti distintivi araldici per rappresentare ognuna delle contrade. Tuttavia, il più grande rinnovamento arrivò nel 1982, dopo una sospensione ventennale dal 1962: fu allora che la tradizione venne recuperata, riportando i nomi delle contrade a quelli delle parrocchie, con l’aggiunta di una specificazione relativa ai rioni.

Oggi, la Giostra dei Cavalieri di Sarteano continua a essere un simbolo di orgoglio per la comunità, rappresentando non solo la storia di un’antica tradizione ma anche l’evoluzione di un evento che è riuscito a preservare e rinnovare nel corso dei secoli. La competizione, le tradizioni locali, i colori e i costumi delle contrade sono diventati un punto di riferimento per i sarteanesi e un’attrazione per i visitatori che ogni anno assistono con entusiasmo a questa celebrazione storica.

Sarteano e il legame con Orvieto, Siena, Pienza

Duomo di Pienza

Orvieto e Siena: Un Patrimonio Culturale e Artistico Condiviso

Orvieto e Siena condividono numerosi legami storici e culturali che hanno lasciato un’impronta indelebile sulle rispettive identità. Uno dei più evidenti, come sottolineato da Papa Pio II, è la presenza di due magnifiche cattedrali dedicate all’Assunzione della Vergine Maria, entrambe espressione della stessa matrice culturale e artistica, quella senese.

La costruzione della Cattedrale di Siena, iniziata nel 1215, è considerata aver influenzato significativamente il design e l’architettura della Cattedrale di Orvieto, i cui lavori iniziarono nel 1290. In particolare, l’architetto e scultore senese Lorenzo Maitani fu incaricato della progettazione della facciata della cattedrale di Orvieto. Il lavoro di Maitani fu poi continuato da Camaino da Crescentino, anch’egli senese, che supervisionò il progresso del progetto. Infatti, anche il travertino utilizzato per la Cattedrale di Orvieto proveniva dalla vicina Sarteano, un potente castello orvietano che in seguito sarebbe diventato parte del dominio senese.

Un ulteriore segno del legame tra le due città è il fatto che Francesco Tedeschini Piccolomini, sarteanese che in seguito sarebbe diventato Papa Pio III, commissionò la realizzazione di una biblioteca nella Cattedrale di Orvieto nel 1492. Questa biblioteca sarebbe servita a custodire i libri dello zio materno, Papa Pio II. Allo stesso modo, Antonio Albèri, segretario e precettore di Francesco Tedeschini Piccolomini, fece realizzare una biblioteca simile nella Cattedrale di Orvieto, accanto a due capolavori del senese Simone Martini.

L’influenza degli artisti senesi si estendeva anche oltre Orvieto. Il rinomato pittore senese Vecchietta, famoso per le sue opere a Siena e Pienza (tra cui L’Assunzione della Vergine nel Duomo di Pienza), lasciò la sua impronta anche a Sarteano, dove realizzò un pannello su San Rocco e contemporaneamente lavorò alla costruzione del nuovo castello.

L’influenza della famiglia Piccolomini su Sarteano continuò con l’apertura di numerosi progetti edilizi, tra cui la nuova facciata della Chiesa di San Francesco. Questa nuova facciata era quasi una replica di quella della Cattedrale di Pienza, rafforzando ulteriormente i legami tra queste due regioni. Non è un caso che chiese dedicate a San Francesco si trovino anche a Pienza, Siena e Orvieto, spesso con notevoli somiglianze nel design.

Oltre all’architettura religiosa, le due città condividono anche un patrimonio sotterraneo sotto forma di acquedotti, tra cui il famoso Pozzo di San Patrizio di Orvieto. Questa rete sotterranea collega ulteriormente le due città, rivelando un altro strato di storia condivisa.

Anche la presenza dei Templari in entrambe le città è degna di nota. Attraverso chiese e edifici, la loro influenza può essere rintracciata, sebbene questo legame resti un’area meritevole di ulteriori approfondimenti.

Guardando indietro nella storia, Orvieto e Siena condividono un’origine etrusca comune. Sebbene entrambe le città siano state fondate dagli Etruschi, solo Orvieto può vantare l’eredità di una grande potenza etrusca: Velzna, distrutta e poi ricostruita nel suo sito originale.

La storia condivisa di Orvieto e Siena offre un ricco arazzo di connessioni culturali, religiose e architettoniche, illustrando come queste due città, nonostante le loro differenze, siano cresciute insieme nel corso dei secoli. Dalle cattedrali agli acquedotti sotterranei, dalle biblioteche rinascimentali all’eredità dei Templari, la storia di Orvieto e Siena è intrecciata in modi che continuano ad essere scoperti e celebrati ancora oggi.

https://www.reveles.blog/il-filo-sottile-tra-siena-e-orvieto-pienza-e-sarteano

SarteanoLiving: Un Comune che Respira Qualità e Tradizione

SarteanoLiving: Un Comune che Rispira Qualità e Tradizione

Lo spirito di SarteanoLiving è intrinsecamente legato alla filosofia di qualità, sostenibilità e rispetto per l’ambiente che permea ogni aspetto della vita quotidiana nel Comune di Sarteano. Un esempio concreto di questo impegno è la “Bandiera Arancione”, un prestigioso riconoscimento attribuito dal Touring Club Italiano, che premia i Comuni che si distinguono per la qualità dei servizi offerti, la cura del territorio e l’attenzione verso i propri cittadini.

La “Bandiera Arancione” non è solo un simbolo, ma il risultato di una rigorosa valutazione basata su parametri di eccellenza. Sarteano ha dimostrato di rispettare severi standard che vanno dal miglioramento continuo della qualità della vita alla cura degli spazi pubblici, senza dimenticare l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. È un attestato che riconosce l’impegno del Comune nella promozione di un ambiente di vita sano, accogliente e ben organizzato.

Non solo “Bandiera Arancione”, ma Sarteano è anche riconosciuta come “Città Equosolidale”, un titolo che evidenzia la sua dedizione a pratiche commerciali giuste ed eque, supportando il commercio sostenibile e le attività che rispettano i diritti dei lavoratori e l’ambiente. Un altro importante riconoscimento è quello di “Città dell’Olio”, che lega Sarteano alla tradizione millenaria della produzione di olio d’oliva, simbolo di una civiltà che affonda le sue radici nell’antichità, dalla Grecia all’Etruria fino all’antica Roma.

Questo legame con l’olio d’oliva rappresenta non solo una tradizione agricola, ma anche uno stile di vita condiviso da numerosi paesi del Mediterraneo. Sarteano si inserisce in questo contesto con orgoglio, celebrando una cultura che valorizza la qualità del prodotto e il legame con la terra. Il comune di Sarteano, quindi, non è solo un luogo da visitare, ma una comunità che vive secondo valori di sostenibilità, tradizione e innovazione.

SarteanoLiving è quindi un concetto che va oltre la semplice vita quotidiana: è un impegno costante a migliorare e preservare ciò che rende Sarteano un posto unico, in cui la qualità della vita e la tradizione si incontrano in un equilibrio perfetto.

Francesco Cennini: Il Cardinale di Sarteano e la Sua Influenza nella Chiesa del XVII Secolo

Il cardinale Francesco Cennini de' Salamandri

Il chiostri di palazzo Cennini

Francesco Cennini: Il Cardinale di Sarteano e la Sua Influenza nella Storia della Chiesa

Francesco Cennini fu una delle figure più influenti della Chiesa cattolica nel XVII secolo, un potente cardinale che ebbe un legame profondo con la famiglia Borghese, originaria di Siena, e che per ben due volte fu vicino al soglio pontificio. Proveniente da una famiglia di prestigio, i Cennini hanno lasciato un segno duraturo a Sarteano, dove si identifica con il palazzo quattrocentesco e il suo suggestivo chiostro, un edificio storico noto in precedenza come Salamandri. La famiglia ha prodotto amministratori pubblici, prelati, uomini di diritto e cultura, e persino un beato.

Francesco Cennini, laureato in utroque iure all’Università di Siena, si trasferì a Roma dove entrò al servizio del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di papa Paolo V. La sua carriera ecclesiastica decollò rapidamente, grazie anche alle sue strette relazioni con il potente casato Borghese. Nel 1612, fu eletto vescovo di Amelia, ma non risiedette mai nella sua diocesi, a causa dei suoi numerosi impegni alla Curia romana.

Nel 1618, Cennini fu inviato come nunzio apostolico in Spagna, un incarico che gli permise di consolidare ulteriormente il suo potere e la sua influenza. Nello stesso periodo, fu nominato patriarca titolare di Gerusalemme, pur mantenendo il suo vecchio titolo di vescovo di Amelia. La sua ascesa non si fermò qui: nel concistoro dell’11 gennaio 1621, papa Paolo V lo elevò al cardinalato con il titolo di San Marcello, e l’anno successivo lo nominò legato pontificio a Ravenna.

Nel 1623, Francesco Cennini divenne vescovo della diocesi di Faenza, mentre nel 1641 fu promosso all’ordine dei vescovi e gli venne assegnata la sede suburbicaria di Sabina. Nel 1645, fu trasferito alla diocesi di Porto e Santa Rufina, continuando a ricoprire incarichi di grande prestigio. La sua carriera culminò con la sua nomina a prefetto della Sacra Congregazione del Concilio nel periodo 1644-1645, durante il quale giocò un ruolo fondamentale nelle decisioni ecclesiastiche dell’epoca.

Francesco Cennini non solo fu una figura di grande rilievo all’interno della Chiesa, ma anche un simbolo della connessione tra Sarteano e i potenti famigliari Borghese. Il palazzo che porta il nome della sua famiglia a Sarteano, con il suo chiostro affascinante, continua a testimoniare l’importanza storica di una famiglia che, per generazioni, ha avuto un ruolo cruciale nella storia religiosa e politica della Toscana e oltre.

Oggi, il legame tra la famiglia Cennini e Sarteano rimane vivo, come un simbolo di devozione, cultura e influenza che ha attraversato secoli di storia.

Chiesa di Sant'Andrea, Castiglioncello del Trinoro

Il Giro delle Otto Chiese di Sarteano: Un Percorso tra Storia e Spiritualità

La chiesa della Santissima Trinità a Spineta

Il Giro delle Otto Chiese di Sarteano: Un Percorso tra Storia e Spiritualità

Sarteano, pittoresco borgo situato nel cuore della Toscana, offre ai visitatori un affascinante percorso spirituale e storico: il giro delle otto chiese. Questo circuito breve ma ricco di fascino permette di esplorare alcuni dei luoghi religiosi più significativi del paese, unendo bellezze artistiche, spirituali e panorami mozzafiato.

Un Percorso Facile e Accessibile

Il giro delle otto chiese è facilmente percorribile e accessibile a tutti, senza la complessità del più noto “giro delle sette chiese”, come suggerisce un detto popolare. Il percorso inizia appena si esce dal centro storico, dalla zona di Porta Umbra. La prima tappa è la chiesa sconsacrata di Santa Vittoria, risalente al XIII secolo. Questo antico luogo di culto, purtroppo non più attivo, mantiene il suo fascino misterioso e racconta secoli di storia religiosa.

Un Viaggio tra Chiese e Cappelle

Proseguendo verso il cimitero, si incontrano diverse chiese e cappelle che arricchiscono il paesaggio spirituale di Sarteano. La Cappella della Madonna dell’Uccellino, piccola ma suggestiva, si trova lungo il percorso. Subito dopo, si arriva alla Chiesetta del Portoncino, un altro angolo di serenità, e alla Chiesetta della Madonna del Mal di Capo, un luogo che evoca devozione e tranquillità.

Un’altra tappa imperdibile è la Chiesa delle Spiagge, una struttura semidiroccata ma affascinante, che conserva ancora alcuni affreschi cinquecenteschi, anche se ormai molto degradati dal tempo. Nonostante il suo stato di conservazione, la chiesa riesce ancora a raccontare la bellezza dell’arte religiosa del periodo.

La Chiesa della Santissima Trinità: Un Tesoro Romanico

Un altro punto di grande interesse è la Chiesa della Santissima Trinità, un esempio perfetto di architettura romanica datato 1085. Questo splendido edificio fa parte dell’abbazia di Spineta e offre una testimonianza unica dell’arte e della spiritualità medievale. Non molto lontano si trova anche l’Abbazia di Sant’Andrea a Castiglioncello del Trinoro, risalente anch’essa all’XI secolo. Qui, l’architettura e le cappelle sono affiancate da bellissimi affreschi, creando un’atmosfera unica che richiama il passato glorioso della regione.

La Chiesa e Convento dei Cappuccini: Un’Antica Testimonianza

Infine, uno degli edifici religiosi più suggestivi del percorso è la Chiesa e il Convento dei Cappuccini, noto anche come il Romitorio. Fondato nel 1485, questo luogo conserva intatto il suo fascino solitario, ma purtroppo è in completo stato di degrado. Nonostante la sua attuale condizione, il convento rimane una tappa emozionante del giro, che racconta la storia dei frati Cappuccini e la loro vita eremitica.

Un Percorso che Racconta la Storia

Il giro delle otto chiese di Sarteano è un’opportunità unica per immergersi nella storia religiosa del borgo, camminando tra edifici sacri che spaziano dal Medioevo al Rinascimento. Ogni chiesa, cappella e convento custodisce storie di devozione, arte e spiritualità che affondano le radici nel passato, rendendo questo percorso un’esperienza indimenticabile per chiunque desideri scoprire Sarteano in modo autentico e profondo.

Il giro delle otto chiese è una tappa ideale per tutti coloro che visitano Sarteano, sia per gli appassionati di storia e arte che per chi cerca un percorso di riflessione spirituale immerso nella bellezza della Toscana.

Pieve di Santa Vittoria a Sarteano, prima del recente crollo

Il Castello riscoperto

Castiglioncello del Trinoro: un gioiello medievale immerso nella natura incontaminata

Raggiungere Castiglioncello del Trinoro è come fare un salto indietro nel tempo, attraverso una strada bianca che attraversa un territorio selvaggio, punteggiato da antiche tombe etrusche e importanti ritrovamenti archeologici. Tra questi, spiccano i resti del possente cassero medievale, un tempo cuore pulsante di questo antico Comune.

Questo piccolo borgo, con un pugno di case e i resti delle sue mura, rappresenta il cuore di un regno incontaminato. Qui la natura si fonde con la storia, regalando a chi lo visita spazi aperti straordinari e uno dei paesaggi più affascinanti del mondo.

Non è un caso che un facoltoso americano, amante del Rinascimento e dell’opera lirica, abbia deciso di trasformare Castiglioncello del Trinoro in un albergo diffuso, ribattezzandolo “Monteverdi” in omaggio al grande compositore italiano. Le abitazioni sono state recuperate con un’attenta opera di restauro che rispetta l’essenziale eleganza e l’autenticità del luogo. Inoltre, è stata finanziata una campagna di scavo per riportare alla luce il possente cassero, il fulcro dell’insediamento medievale.

Le radici storiche del borgo sono profonde e complesse, con un passato segnato da un susseguirsi di proprietà e ingerenze medievali. Castiglioncello del Trinoro ha visto alternarsi famiglie nobili come i Manenti, i Salimbeni e i Cennini, l’influenza dei frati camaldolesi, e il controllo delle grandi città-Stato di Orvieto, Siena e Firenze, fino a giungere sotto il Granducato di Toscana.

Oggi, Castiglioncello del Trinoro è una testimonianza vivente di questa ricca eredità, un luogo dove la storia e la bellezza naturale si incontrano in un equilibrio perfetto, offrendo ai visitatori un’esperienza unica di pace, cultura e scoperta.


La Necropoli delle Pianacce

La Necropoli delle Pianacce: Un Tesoro Etrusco a Sarteano

Un panorama straordinario sulla Valdichiana, tredici ipogei sotterranei scavati nel travertino, una delle più belle tombe dipinte etrusche e una struttura per i culti funebri unica nel suo genere: tutto questo è il sito etrusco della Necropoli delle Pianacce.

Un Panorama che Racconta la Storia

Dal sito si può ammirare un panorama mozzafiato che collega il passato al presente. La vicinanza con l’antico centro egemone di Chiusi è evidente, mentre tra gli alberi si scorge Cortona. Verso sud, il panorama si apre sulle vallate umbre fino a Orvieto. Da questa posizione strategica è possibile controllare ben tre poleis dell’antica dodecapoli etrusca: Chiusi, Cortona e Orvieto. Non è un caso che gli Etruschi abbiano scelto proprio questa estremità dell’altopiano di Sarteano per il loro sito.

Sepolture e Ipogei Monumentali

L’area delle Pianacce presenta una varietà di sepolture che coprono un ampio arco temporale. Sono presenti tombe di dimensioni medio-piccole risalenti alla fase tra la seconda metà del VI e il V secolo a.C., e ipogei monumentali databili tra la seconda metà del IV e il II secolo a.C. Questi ultimi si distinguono per i loro enormi corridoi di accesso, ciascuno con una pianta e caratteristiche architettoniche diverse.

La Struttura Teatriforme: Un Unicum in Etruria

Di particolare interesse è la struttura teatriforme semicircolare, costruita in blocchi di travertino e collegata con tre tombe sottostanti. Adibita alle cerimonie funebri, questa struttura rappresenta un unicum in Etruria. Si tratta di un monumentale podio-altare con un diametro di 16 metri, accessibile tramite una rampa. Sopra il piano di calpestio doveva trovarsi una struttura lignea deperibile coperta da un tendaggio, simile a quelle raffigurate sui cippi chiusini di pietra fetida. Sotto questa struttura veniva deposto il defunto prima della sepoltura. Intorno si svolgevano rituali funebri, tra cui danze, gare atletiche e banchetti.

Reperti e Museo di Sarteano

Gli oltre quattrocento reperti rinvenuti nella Necropoli delle Pianacce sono custoditi e esposti nel piano inferiore del Museo di Sarteano. Questo prezioso patrimonio archeologico offre una testimonianza unica della cultura, delle tradizioni e dei rituali funerari degli Etruschi.

La Necropoli delle Pianacce non è solo un sito archeologico, ma un viaggio nel cuore della civiltà etrusca, in grado di incantare visitatori e studiosi con la sua bellezza, la sua storia e la sua posizione suggestiva.

Gli Etruschi nel bosco

Le Tombe Etrusche di Molin Canale: Un Viaggio nel Cuore della Necropoli

A pochi chilometri da Sarteano, lungo la strada che conduce alla frazione di Castiglioncello del Trinoro, si trova uno dei luoghi più affascinanti della storia etrusca. Dopo circa quattro chilometri e mezzo, seguendo un’indicazione che si inoltra nel bosco per 250 metri, si raggiungono tre strutture tombali visitabili, parte di una vasta necropoli che copre l’intera collina.

Un Paesaggio di Storia: La Necropoli di Molin Canale

La zona di Molin Canale rappresenta un lembo di una necropoli che si estende dalla sommità della collina, nella zona di Solaia-Macchiapiana-Poggio Rotondo, fino alle pendici più basse. Le tombe presenti nella parte sommitale risalgono prevalentemente al periodo orientalizzante (VII-inizio VI secolo a.C.), mentre le strutture situate più in basso, nell’area di Molin Canale, sono databili alla tarda età ellenistica (II secolo a.C.).

Le indagini archeologiche su questa necropoli hanno una lunga storia. Molte tombe furono scavate già nel secolo scorso e nel dopoguerra, ma nel 1996 il gruppo archeologico locale Etruria ha riportato alla luce tre tombe particolarmente interessanti per la loro diversità architettonica.

Tre Tombe, Tre Tipologie Distinte

Le tre tombe etrusche visitabili a Molin Canale, nonostante siano contemporanee, offrono un esempio unico di varietà costruttiva e funzionale:

  1. Tomba a corridoio con nicchie:
    Questa struttura presenta un lungo corridoio su cui si affacciano piccole nicchie disposte su più livelli. Le nicchie, originariamente chiuse da tegole, ospitavano le deposizioni funerarie. Alla fine del corridoio si trova una camera con porta sagomata, un elemento caratteristico dell’architettura funeraria etrusca.
  2. Tomba a camera con camere laterali:
    Al centro di questa tomba si trova una camera principale, affiancata da due camere laterali. Questa tipologia suggerisce una concezione più articolata degli spazi funerari, destinata probabilmente a ospitare più sepolture.
  3. Tomba a loculi lungo un corridoio a cielo aperto:
    La terza struttura si distingue per la presenza di ben 39 loculi disposti lungo un corridoio a cielo aperto di quasi 14 metri, privo di una camera di fondo. Ogni loculo ospitava una deposizione all’interno di un’olla. Questa tomba rappresenta un importante anello di transizione tra l’architettura funeraria etrusca ellenistica e il colombario di epoca romana.

Un Patrimonio da Scoprire

Le tombe di Molin Canale sono un frammento prezioso della ricca eredità etrusca che caratterizza il territorio di Sarteano. Grazie al loro stato di conservazione e alla varietà architettonica, offrono uno sguardo unico sulle pratiche funerarie di una civiltà che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’Italia centrale.

Un’escursione a Molin Canale è un viaggio nel tempo, un’opportunità per immergersi nella cultura e nella storia di una delle civiltà più affascinanti del passato.

Charun, lo psicopompo

La Tomba della “Quadriga Infernale”: Un Capolavoro dell’Ade Etrusco

Un demone dai capelli e dalla veste rossa, sollevati dal vento, guida una biga trainata da due leoni e due grifi, avvolta in una grande nuvola nera. Questa scena straordinaria si svolge subito dopo aver attraversato la porta dell’Ade, dove si apre uno spettacolo unico dell’aldilà etrusco.

Oltre la porta, due defunti distesi su un letto a triclinio si salutano con affetto: un padre e un figlio che si ritrovano nell’Aldilà per rimanere uniti per sempre nel banchetto eterno. È un’immagine di profonda umanità e legame familiare, che si contrappone alla crudezza dei mostri che popolano l’Ade.

I Mostri dell’Ade

Un grande serpente a tre teste con una cresta rossa e una barba nera si avvolge in un’unica spira verde: una delle creature mostruose che abitano l’Aldilà. Ma i defunti non affrontano questo viaggio da soli. A proteggerli è il demone Charun (Caronte), che li guida nel loro passaggio verso l’Oltretomba, raffigurato con forza nella celebre “Tomba della Quadriga Infernale”.

Simboli e Metafore

Sulla parete di fondo domina un grande ippocampo, metà cavallo e metà pesce, simbolo del mondo marino. Come i piccoli delfini che corrono sotto tutta la scena della quadriga e dei banchettanti, rappresenta il passaggio dalla terra al mare, una metafora del tuffo che segna la transizione dalla vita alla morte.

Questo capolavoro artistico non è solo una testimonianza dell’immaginario etrusco legato all’Aldilà, ma anche un’opera d’arte senza pari che racconta i temi universali della vita, della morte e della memoria.

Scopri di Più

Se vuoi approfondire il mistero e la bellezza della “Tomba della Quadriga Infernale” e del mondo etrusco, visita il sito del Museo Etrusco di Sarteano:
www.museoetruscosarteano.it

La ricostruzione di una scena di vita quotidiana alle pendici del Cetona in epoca preistorica

Terra vissuta, fin dal Neolitico

Nella zona di Sarteano e di Cetona si viveva fin dal Neolitico. Ad esempio, la grotta dell’orso mostra un’occupazione che dalla preistoria arriva all’epoca romana. Altre cavità più piccole sono sulle pendici del Monte Cetona, come la buca del rospo, e mostrano occupazioni dell’età del Bronzo legate ai culti delle acque.
I primi insediamenti etruschi occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII sec. a. C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro, dove la sterminata necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi, dimostra la presenza di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante. Con il periodo arcaico, ovvero con il VI sec. a. C., ci fu uno spostamento dell’area abitativa su colline meno elevate, poco sopra i 500 metri, per avvicinarsi a Chiusi. Nel periodo ellenistico, cioè nel corso del III e II sec. a. C., il popolamento del territorio si diffuse “a macchia di leopardo” ci fu un’occupazione sparsa, ma capillare e in quella fase le necropoli interessarono numerosi siti tra cui quello di Mulin Canale.

Cammino nell’Etruria settentrionale interna

Il Cammino d’Etruria mette in contatto due tra le più importanti città etrusche: Volterra e Chiusi. In mezzo, paesaggi incomparabili e altri antichi insediamenti. Si parte dalla fitta foresta di Berignone e di Tatti (riserva naturale), si va verso la Montagnola senese (sito di interesse comunitario) nei Comuni di Casole d’Elsa e Sovicille, per arrivare nella Val di Merse e nelle Crete senesi. Per raggiungere la meta si transita dalla Val d’Orcia. Un assaggio della Val di Chiana avviene attraverso i territori di Trequanda e Montepulciano. Quindi, dopo aver superato Pienza, si incontra di nuovo nella riserva naturale di Pietraporciana nei comuni di Chianciano Terme e Sarteano.

Ci si immerge un paesaggio pluristratificato, dove la storia e le trasformazioni del territorio sono percepibili al visitatore passo dopo passo, pedalata dopo pedalata. Il filo conduttore è la civiltà etrusca e le evidenze che questo grandioso popolo ci ha lasciato, partendo dalle sepolture. I Musei (almeno uno per ogni Comune citato) conservano con straordinari reperti, nonostante le numerose cessioni del passato. Ovviamente, il cammino è costellato da testimonianze di altre epoche: pievi e castelli medievali, ville e romitori rinascimentali. Il connubio tra natura e storia, architettura e arte ben si collega con le tradizioni che si sono tramandate fino ai giorni nostri e con le eccellenze enogastronomiche: ogni dettaglio, qui è una eccellenza. Questo viaggio è fatto di scoperte e di esperienze da condividere.

Il luogo delle rarità

Il centro storico di Sarteano

Sarteano è uno scrigno di sorprese: oltre ai musei, alla necropoli delle Pianacce e alla rocca, ci sono la sala espositiva con una incredibile raccolta di presepi da tutto il mondo, il Teatro comunale degli Arrischianti (gestito dall’omonima compagnia teatrale), la sede dell’associazione Giostra del Saracino. Chi lo vorrà, potrà incontrare vignaioli, artigiani, artisti, restauratori, archeologi. Oppure, produttori di olio, carne bovina (la famosa “chianina”) o formaggi. Sono possibili degustazioni, aperture esclusive, e c’è l’opportunità di coinvolgere guide turistiche o ambientali, come di effettuare escursioni guidate trekking, in bici, con e-bike e a cavallo (basta chiedere all’ufficio tristico). Tutto questo perché Sarteano è ancora un luogo vivo, autentico, dove i negozi o i ristoranti non sono per turisti ma sono frequentati dagli stessi abitanti. Si trova in una posizione strategica, nel promontorio che separa Val d’Orcia e Val di Chiana, a due passi dall’autostrada. L’ideale, per chi vuole assaporare i territori dell’antica Etruria. Antico e contemporaneo non hanno soluzione di continuità: per ciascuno, ci sarà una risposta su misura! Per questo, mole persone hanno lasciato città o nazioni lontane, luoghi affollati, per vivere qui, in un piccolo centro a misura d’uomo dove si vive lo stile di vita senese!

L’angelo e il demone

Per rappresentare un luogo simbolo della Toscana e del centro Italia, come Sarteano, servono proprio un angelo e un demone. Ecco l’Arcangelo Gabriele di fronte alla Madonna, in un capolavoro di Domenico Beccafumi e in una composizione simbolo Manierismo, l’Annunciazione, nella sala d’arte dedicata al grande pittore. Ed ecco il Charun etrusco, lo psicopompo che ha appena trasportato il defunto su un carro, agli inferi. È l’equivalente del Caronte greco, anche se non ne ha i caratteri tipici, come rara è la presenza della zanna che gli fuoriesce dal labbro inferiore in un contesto di grande impatto: la tomba della Quadriga infernale. Due opere d’arte paradigmatiche. Gabriele ci ricorda che Sarteano ha dato origine a due beati, a un papa (Pio III), che ha ospitato San Francesco e accolto vari personaggi in un percorso fatto di mistero e di speranza. Poi c’è l’altra faccia, quella dei guerrieri e del castello, delle tombe etrusche e dei loro demoni, di nobildonne dannate e trascinate negli inferi (secondo un’antica leggenda), di uomini d’arme. Tra il cielo e l’oltretomba c’è una terra bellissima: dominata da un castello fortificato ad arte dai Senesi alla fine del Quattrocento e poi un altro insediamento strategico, con un incredibile affaccio: Castiglioncello del Trinoro.

I legami con Siena, Pienza, Orvieto

Sorge nel mezzo di una valle una montagna rocciosa alta circa sei stadi, sulla vetta c’è un pianoro che si allarga per un circuito di tre miglia. Tutt’intorno lo circondano e fanno le veci di mura rupi a picco, la cui altezza in nessun luogo è inferiore di venti cubiti. Su questo pianoro furono costruite le più belle case di privati cittadini e grandiosi palazzi in pietra squadrata, molti ne corrose il tempo, ma più numerosi sono quelli devastati e incendiati dalle discordie civili; si vedono ancora le torri semidistrutte e i templi diroccati. La cattedrale consacrata alla Beata Vergine Maria si ammira intatta nel mezzo della città, a nessun’altra chiesa italiana inferiore per l’ampiezza, il materiale, l’esecuzione artistica e per il disegno armonico della sua architettura. Le pareti e il pavimento sono rivestiti di marmo di vari colori, la facciata è altissima, spaziosa, ricca di statue scolpite da ottimi artisti, per la maggior parte Senesi non meno grandi di Fidia o di Prasselide; quei volti di bianco marmo paiono vivi e le membra, sia delle figure umane che delle fiere, sono rese con tanta verità che l’arte sembra gareggiare con la natura, manca solo la voce a quelle immagini viventi. Puoi ammirarne la resurrezione dei morti, il giudizio del Salvatore, le pene dei dannati, la ricompensa degli eletti, rappresentati con tanta vivezza come se accadessero davanti ai tuoi occhi

Tratto da: I CommentariiPio II. Enea Silvio Piccolomini


Orvieto e Siena hanno diversi punti in comune. Almeno uno è evidente, come fa rilevare Pio II: due cattedrali dedicate a Maria Assunta, espressione di un’unica matrice culturale e artistica, quella senese. La costruzione di quella Siena (iniziata nel 1215), ha idealmente influenzato quella Orvieto (dal 1290 i primi lavori) tant’è che, per quest’ultima, è  il senese Lorenzo Maitani, architetto e scultore che cura la facciata, così come  è  Camaino da Crescentino il suo successore nella direzione dei lavori. Persino il travertino arriva  da un possente castello orvietano, poi diventato stabilmente senese: Sarteano. Ed è il sarteanese Francesco Tedeschini Piccolomini (futuro Pio III, nipote per parte di madre di Pio II) a far realizzare in cattedrale, a partire dal 1492, una libreria per racchiudere il patrimonio librario dello zio. Il segretario e precettore del Tedeschini Piccolomini,  Antonio Albèri ne fa realizzare una analoga nel duomo orvietano, attigua a due capolavori del senese Simone Martini. Gli artisti sono trasversali, nelle opere e nei luoghi: prendiamo il Vecchietta, autore di pregevoli dipinti a Siena, Pienza (l’Assunzione dalla Vergine, nel Duomo) ma anche a Sarteano dove lascia  la tavola su San Rocco e contemporaneamente lavora al nuovo castello.  Sempre a Sarteano i Tedeschini Piccolomini aprono altri cantieri, compreso quello per la nuova facciata della chiesa di San Francesco, quasi una replica di quella del duomo di Pienza. Inevitabilmente, chiese di San Francesco si trovano a Pienza, Siena e Orvieto, persino con qualche similitudine. Come se non bastasse, le due città sono unite da un grande patrimonio sotterraneo fatto di acquedotti percorribili, ai quali si aggiunge il famoso pozzo di San Patrizio orvietano. C’è poi una presenza tangibile per entrambe, attraverso chiese ed edifici, dei cavalieri Templari, tutta da approfondire. 

Il Duomo e Palazzo Picolomini a Pienza

Un concentrato di Toscana

Veduta aerea notturna del centro di Sarteano

Sarteano è un’altra Pienza, visti il legame con Pio III e dei suoi fratelli, nipoti di papa Pio II, e gli edifici legati alla famiglia. Ma è anche una piccola Chiusi, per i preziosi ritrovamenti di epoca etrusca, custoditi in un prezioso museo e gli affreschi di una tomba, la “Quadriga infernale“, come simbolo. Ed è quasi una stazione termale, con il suo parco delle piscine ricche di acqua salubre, di sorgente, che un tempo alimentava una realtà termale importante. Senza parlare delle produzioni di vino, olio extravergine di oliva, formaggio: un’altra Montepulciano? Siamo in un territorio costellato dal monte Cetona, che si affaccia da un lato sulla Val di Chiana, dall’altro sulla Val d’Orcia: per queste e tante altre ragioni, compresa l’antica Giostra del SaracinoSarteano è un concentrato di elementi che altrove sono predominanti, più eclatanti, che qui si completano nell’integrazione. Lo dimostra quell’elegante e possente castello, esempio del passaggio da un sistema difensivo medievale a quello legato alle armi da fuoco. In questa cittadina-fortezza i figli di Laudomia Piccolomini e del sarteanese Nanni Tedeschini hanno innescato un circuito virtuoso che ha prodotto palazzi, chiese, opere d’arte, degne della città ideale di Pio II. Basti citare l’Annunciazione del Beccafumi: un’opera straordinaria, degna di stare al Louvre. Oppure il bellissimo teatro comunale. E appena fuori dal centro sttorico, ecco la riserva naturale a Pietraporciana, l’abbazia di Spineta, villaggi come FontevetrianaCastiglioncello del Trinoro, un tempo piccolo Comune proteso verso la val d’Orcia e l’Amiata. Altri piccoli insediamenti sono immersi in un paradiso, con grotte e luoghi leggendari, che hanno visto la presenza anche di San Francesco. Fuori dai tradizionali, circuiti, ma ricca di contenuti elevati, destinati a palati fini: Sarteano è la tua personale scoperta.

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Il piacere di una scoperta

Pietraporciana e, sullo sfondo, il monte Cetona

La faggeta di Pietraporciana

Questo territorio presenta la maestosità delle alture di poggio Rotondo o della riserva naturale di Pietraporciana, con la millenaria faggeta che si alterna a grandi spazi, a vedute mozzafiato: basta immergersi nei paesaggi con la vista di Castiglioncello del Trinoro, Fonte Vetriana o delle pendici del Monte Cetona. La biodiversità e un territorio ricco di storia consentono passeggiate alla scoperta di grotte abitate da eremiti, San Francesco come delle vie cupe di epoca etrusca, ricavate da suggestivi tagli nel travertino, disseminate di cavità che accoglievano sepolture. E ancora, tanti piccoli insediamenti, una abbazia millenaria come quella di Spineta… Ecco le emozioni del territorio di Sarteano, il tuo luogo più intimo e segreto.

Abbazia di Spineta
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Spineta, abbazia millenaria

L’Abbazia di Spineta (o Spineto) risale al 1085 e rappresenta un esempio del monachesimo italiano e toscano. Il luogo è isolato, ma solo in apparenza, visto che si trovava nella via di collegamento tra Teutonica e Francigena. Sotto la protezione di Orvieto (almeno da 1120), passa sotto la tutela della Repubblica di Siena. Il massimo splendore economico dell’abbazia si realizza proprio nei secoli dal XII al XIV, quando nasce la necessità della salvaguardia dei suoi beni, viene affidata ad una guarnigione armata e all’edificazione di opere fortificatorie nel complesso architettonico monastico, chiesa compresa: ne conserva traccia nelle postazioni per le balestre. Anche durante i periodi di opulenza, l’abbazia si mantiene aderente alla stretta regola benedettina, tant’è che la statura morale dei monaci li fece preferire come investigatori e giudici nelle controversie civili.
Nel 1627 un cambiamento radicale: Papa Urbano VIII toglie dall’ordine Vallombrosano l’Abbazia di Spineto per affidarla a quello Cistercense, donando nell’occasione il prezioso piviale che tuttora vi è conservato. L’Abbazia resterà sotto l’Ordine cistercense fino alla sua soppressione nel 1783, per poi trasformarsi in villa-fattoria. La sua proprietà fu incamerata nel patrimonio dello Spedale degli Innocenti di Firenze. Di recente ha svolto la funzione di luogo per convegni, ospitando tra l’altro il primo incontro collegiale del Governo Letta.

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Castiglioncello dei ladroni?

Castiglioncello del Trinoro era difeso da fortificazioni, con cinque chiese all’interno delle mura e un palazzo comunale. Delle antiche origini (forse etrusche) restano Chiesa romanica di Sant’Andrea, una porta del ‘300 e il Palazzo Comunale. La sua posizione dominante (774 metri di altezza) sulla Val d’Orcia ne fece un centro di controllo sull’asse viario che scorreva nel fondovalle. Leggenda vuole che Castiglioncello sia diventato sede di ladroni che derubavano chi percorreva quel tratto di strada e che il suo nome derivi proprio da Castrum trium Latronum, cioè Castello dei tre Ladroni, ingentilito poi in Castrum Leoncelli Trinaurum, Castello del Leoncino dei tre ori. Ma sul nome, ci sono tante ipotesi, nessuna convincente. Un accurato lavoro di scavo da parte dell’Università di Siena, ha consentito di recuperare i resti di un’antica fortezza (almeno dell’undicesimo secolo). ulteriori ricerche hanno evidenziato l’accesso al castello senese e la continuazione delle cerchia muraria di protezione. Dalle fondamenta, ora visibili in una sorta di giardino archeologico, si può vedere  chiaramente la presenza di due torri di avvistamento. Castiglioncello appartenne ai conti Manenti, che nel 1117 e nel 1126 lo cedettero all’abbazia camaldolese di San Piero in Campo in Val d’Orcia, la quale a sua volta, verso il 1250, lo girò alla Repubblica di Siena. Quest’ultima, nel 1259, per far fronte alle spese della guerra contro i Fiorentini, lo cedette con altri castelli ai Salimbeni. La nobile famiglia senese -che pare vi accolse spesso Santa Caterina da Siena – ne mantenne la proprietà con alterne vicende fino al 1418, fino a quando anno i cittadini insorsero, per passare come libero Comune alla Repubblica di Siena (con la promessa di non accogliere nessun componente della famiglia dei Salimbeni). Nel 1497 l’accordo venne confermato. Le successive vicende furono legate alla Repubblica di Siena.

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Fortificare ad arte

I primi documenti che parlano del castello risalgono al 1038, quando Sarteano apparteneva ai conti Manenti, consorteria longobarda. La sua importanza è facilmente intuibile: si trova in un incrocio di confini (Siena, Perugia, Orvieto) e su una importante rete viaria. Le mura lambivano un’antica via etrusca, evolutasi durante il Medioevo in una delle principali ramificazioni della via per Roma che, da Chiusi arrivava al Paglia, per incrociare altre strade ad Acquapendente. Era di importanza strategica, e per questo munito di incredibili difese e cinte murarie. Per questo resistette a ogni assedio, compreso quello di Cesare Borgia nel 1503 e dell’esercito spagnolo nel 1552. Inevitabilmente, dopo il controllo dei Manenti (dal 1280) Sarteano fu teatro di molti scontri e lotte fino a quando si legò in accomandigia con la Repubblica di Siena, nel 1379. Da questo momento in poi il cassero subì una radicale trasformazione ad opera di importanti artisti di scuola senese (con un risultato di grande eleganza), tra i quali Lorenzo di Pietro di Giovanni di Lando detto il Vecchietta (1410-1480), Guidoccio d’Andrea e Antonio Federighi. Tra il 1467 e il 1469 il mastio centrale fu dotato di una cinta muraria intervallata da due torrioni circolari e interrotta nel punto di ingresso da un portone con ponte levatoio. Nel 1617 il castello venne donato in uso perpetuo a Brandimarte Fanelli e a tutti i suoi discendenti che lo ebbero in proprietà fino al 1997, anno in cui fu acquistato dall’Amministrazione comunale e restaurato.